Una delle cose che mi è rimasta più impressa dell’università è un banalissimo esercizietto presente in un testo di informatica. Chissà poi perché a volte ci rimangono in testa le cose più assurde.

Comunque, per capire come funzionasse il linguaggio binario, bisognava calcolare il peso in KiloByte di un’immagine, a partire dalle sue caratteristiche.

Come forse saprai, un’immagine digitale è fatta di tante tessere chiamati pixel, che la compongono come in una specie di mosaico.

La densità di pixel è definita risoluzione. Più pixel, più risoluzione.

Poi ci sono i colori.

Pensa ad una bellissima foto di un tramonto. Per poter essere così bella l’immagine deve avere tutte le migliaia di sfumature della luce del sole e quelle del cielo.

Tutto fantastico ma c’è un problema. Infatti, più è alta la risoluzione, più è alto il numero di colori e più pesante sarà l’immagine.

Sì ma che ce frega ?! 

‘TATE BONI. Ora vi dico dove voglio arrivare. 

costanzo state boni

Insomma, se ti è capitato di comprare una tv, uno smartphone o una fotocamera sarai stato abbagliato da mirabolanti scritte strillanti:
20 megapixel!
4k!!
8k!!!
ventordiciK!!!!
supermegatriliardidipixel!!!!! e via dicendo.

E magari ti sarà anche capitato di fare un acquisto e rosicare forte perché un tuo amico a metà prezzo ha preso una roba che “c’ha più megapixel”, “c’ha il 4k”, “è più meglio come risoluzione” (vabbè si spera tu non abbia amici analfabeti…).

Il fatto è che tu, alla fine, neanche hai ancora capito perché ti serve sto 4k.

Sì, anche perché, proprio tu poi ti guardi le serie tv con risoluzione imbarazzante sui siti loschi – ti ho visto eh! – e ti piace anche un casino. 

spongebob che guarda serie tv

Già, perché non te ne frega veramente una mazza della risoluzione quando sei davanti alla tua serie tv preferita e ti vedi l’episodio fresco fresco appena uscito. O quando hai voglia proprio di vedere quel film lì, che magari per te in quel momento significa qualcosa.

Ma allora li vogliamo davvero ‘sti ventordiciK? Sì e no…

Ok, forse per capire ci serve ancora un elemento. Hai presente il concetto di compressione? Un’immagine è compressa quando vi è una diminuzione del peso a fronte di una perdita – più o meno accentuata – di qualità.

Perdo un po’ precisione e ne guadagno in leggerezza, velocità.

La compressione è quella cosa che ti permette di mandare le foto della vacanza al tuo amico senza dissanguare giga sul telefono. Senza incartare WhatsApp, senza far esplodere Gmail.

L’immagine arriva a destinazione perché è più leggera. Non sarà superdettagliata e il cielo non avrà quelle migliaia di sfumature ma almeno la foto gliel’hai potuta inviare. Gli è arrivata. L’ha vista. Che poi, quello, manco se ne sarebbe accorto delle sfumature. Guarda la foto e si fa i viaggi mentali ripercorrendo i ricordi. La foto la guarda quasi distrattamente.

La compressione è un concetto fenomenale. Si può applicare a tantissimi ambiti. E funziona alla grande. Su Spotify, ad esempio, le canzoni sono compresse. Magari neanche te ne sei mai accorto. Il suono non ha la massima profondità possibile ma puoi ascoltare praticamente tutta la musica che vuoi.

La compressione ti apre a più mondi. Ti permette di muoverti in modo fluido e veloce fra mille possibilità.

Ma la compressione, se ci pensi bene non è un algoritmo, non è informatichese. È una filosofia. È un atteggiamento mentale. Siamo noi. 

In questo tempo, vogliamo le cose così.

Ne vogliamo tante. Ne POSSIAMO avere tante. Anche se meno profonde, meno dettagliate. Chi se ne frega.

Anche le idee le vogliamo così.

Alessandro Baricco nel suo libro The game lo definisce design delle idee. Alcune idee hanno un design migliore di altre. Sono più congeniali per questo mondo qui.

Occupano meno banda, viaggiano rapide, come se avessero un assetto più aerodinamico di altre.  Arrivano a destinazione. Arrivano nella tua home. 

Diventano a volte anche virali, come direbbero quelli bravi.

Talmente virali che escono dai display e arrivano fino ai discorsi alla macchinetta del caffè. 

A volte vogliamo che l’idea sia perfetta, ricca di dettagli, abbia la massima profondità. O così o niente.

Crediamo che il contenuto sia sufficiente. Pensiamo che l’idea debba essere bella dentro.  Pensiamo che alleggerirla un po’ sia un male, quasi un pochino subdolo. Snobbiamo l’idea di dovercene curare. Snobbiamo il suo make up.

La vera forza di un’idea, però, sta nella sua capacità di stimolare un qualche cambiamento nel mondo.

E se credi che la tua idea valga qualcosa, ma non sei disposto ad alleggerirla un po’, sappi che potrebbe rimanere lì dov’è, nella tua testa e basta. E sarebbe un vero peccato.

 

 


Cose che puoi guardarti

Il libro The game di Baricco assolutamente illuminante su cosa significhi “giocare” nel mondo digitale

Il video di Wesa che mi ha fatto incuriosire su The game

Questo fantastico video dei The Jackal che oltre a farmi ridere mi ha fatto riflettere su quanto “era meglio prima di tutti sti smartphone” sia una ca**ata epocale (thanks to Anna)

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