Il primo passo

Sta per parlare! Dai tesoro! M-A-M-M-A! È facile!
Ma no tesoro, dì PAPÀ. PAA-PAA

….A … L … E … X … A

Ecco.

Ammettilo.
Un leggero brivido ti è sceso lungo la schiena.

Uno scenario del genere fa un po’ paura…

Eppure, in casa, fra non molto la parola “Alexa” sarà presente tanto quanto “mamma” o “papà”.

Ti senti stranito lo so. 
Ti viene da dire “È una cosa robotica, asettica. Non ci voglio neanche pensare”.

OK, lo ammetto. Era una provocazione. Ma proviamo a fare un giochino mentale.

Immagina Alexa come una persona di casa a tutti gli effetti.

Ti aiuta a preparare la cena, pulire casa, fare la lista della spesa. Aiuta i bimbi a fare i compiti. Prova a darle un volto simpatico. Pensa a Rosie, la domestica robot dei Jetson

Ok ok, lei era spesso incacchiata perché lasciavano la casa uno schifo.
Prova allora a pensare a Bender di Futurama!

No aspetta. Lui era spesso ubriaco fradicio. Ok ho sbagliato esempi. Continua a seguirmi lo stesso. Voglio stuzzicarti con una riflessione.

Odiamo la tecnologia. O almeno diciamo di farlo. Perché in realtà non è così. Odiamo l’idea che ne abbiamo. O forse odiamo il fatto che abbia i nostri stessi difetti. Crediamo che la tecnologia sia sterile. Che l’intelligenza artificiale sia senz’anima.

Ma la tecnologia non è affatto senz’anima.

Anzi.

L’intelligenza “artificiale” cos’è? Ci hai mai pensato?

La parola intelligènza deriva dal latino intelligĕre, “capire”. Secondo alcuni, intelligĕre sarebbe una contrazione di legĕre, “leggere” con intŭs, “dentro”.

Leggere-dentro.

La parola Artificiale deriva da artĭfĭcĭum, arte, maestria, abilità.

Arte.

L’intelligenza artificiale è quindi la capacità di leggersi dentro, creata ad arte. Noi esseri umani stiamo ricreando la nostra capacità di comprendere.

Stiamo comprendendo il nostro pensiero. Questo è l’esatta definizione di coscienza. Pensiero sul pensiero.

Ed ecco il punto. La tecnologia — sembra incredibile — ci porta a fare i conti con la nostra coscienza. Con la nostra parte nobile.

Il pensiero, la filosofia, l’etica…

Cosa è giusto e cosa è sbagliato? Pensare questo o quello? A o B?

Capire dove la tecnologia sta andando è super affascinante, perché è un viaggio dentro noi stessi. Verso i nostri limiti, le nostre paure.

E la nostra unica ed incredibile capacità di creare. 

Hai presente il monolito nero del film 2001 Odissea nello spazio?

All’improvviso, sulla Terra, compare questo nuovo oggetto misterioso. Con la sua forma “innaturalmente perfetta” crea una visione spaventosa.

Taglia in due il sole. Altera la natura. Rende possibile l’impossibile.

La sua sola visione mette in subbuglio la primitiva società presente.

L’ominide in preda ad un impulso di “insurrezione” maneggia un osso. Maneggia un oggetto “ad arte”. Crea la tecnologia.

Ma con quell’osso rompe uno scheletro. Con quell’osso uccide un suo simile.

Con quell’oggetto, distrugge se stesso…

Ma quello stesso osso, lanciato in cielo, si proietta nel futuro e si trasforma in una base spaziale.

Perché tutto questo? Solo per dirti che qui, mi piacerebbe capire quello spazio che c’è fra l’osso e la base spaziale.

Vorrei scoprire la tecnologia per scoprire noi stessi. Come un esploratore. Un osservatore.

E con un po’ di sano ed incosciente ottimismo.

Un po’ come un bimbo che, sgambettando in modo un po’ incerto ma felice, va ad abbracciare la sua nuova amica Rosie.

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