Ti è mai capitato di trasportare una tanica? Se sì, prova a ricordare com’era fatta.

Molto probabilmente aveva dei comodi manici, una forma stretta per non sbattere contro le gambe e soprattutto un bel beccuccio comodo con cui versare il liquido. Ovvio Cristian, come altro vuoi che sia fatta una tanica??

Ok ma se ti dicessi che fino a pochi decenni fa le taniche avevano una design pessimo ed erano mortalmente pericolose?

E che al design delle taniche è legato uno dei più celebri casi di ingegneria inversa della storia (durante la seconda guerra mondiale)?

Curioso/a? Bene, ora ci arriviamo….

Guarda questa immagine:

Questa era una tanica in uso all’esercito statunitense. Aveva diversi problemi: i manici la rendevano scomoda da trasportare e la forma la rendeva ancora meno maneggevole. Inoltre richiedeva l’utilizzo di chiavi per aprire il beccuccio e di imbuti per versare i liquidi.

Carry History Jerrycan 10

 

Cosa ancora più grave, queste taniche erano costruite da diverse lastre di metallo assemblate fra loro, ed erano perciò soggette a frequenti perdite di carburante, causando persino incendi ai mezzi. In guerra, sprecare risorse preziose e causare incendi, come potrai immaginare, non è proprio il massimo…

Nello schieramento opposto invece l’esercito tedesco creò un assoluto capolavoro di design.

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Il corpo era costituito da due soli blocchi saldati fra loro, minimizzando la possibilità di perdite (e di incendi!). Ai lati, puoi anche notare le rientranze che permettevano alla struttura una flessibilità tale da adattarsi alle variazioni di volume del liquido riducendo ulteriormente possibili danneggiamenti.

Da un punto di vista funzionale era tutta un’altra storia rispetto alle taniche dell’esercito degli Alleati. Puoi vedere il beccuccio con il sistema di apertura e chiusura già integrato. Immagina il grande vantaggio di non ritrovarsi ad imprecare sul campo di battaglia perché non si trova la chiave per aprire una stupidissima tanica…

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Inoltre la forma del beccuccio permette di versare in modo comodo e preciso senza necessità di imbuti aggiuntivi.

Non contenti, i tedeschi decisero di produrre diverse colorazioni per aiutare i soldati a distinguere in modo rapido il tipo di contenuto (olio, acqua, carburante ecc.)

 

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Ma l’aspetto più geniale del design erano i manici, che oltre a rendere comoda l’impugnatura ed il trasporto, rendevano velocissimo ed efficiente il passaggio da un soldato all’altro nei momenti più concitati.

One hand on each of handles on both sides of the can

La forma dei manici era intelligentissima anche per un altro motivo, perché permetteva il trasporto di due unità insieme con una sola mano. In questo modo un solo soldato poteva trasportarne ben quattro in una sola volta!

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Queste taniche vennero denominate dall’esercito USA “Jerrycan” (dallo slang “Jerry” per definire i tedeschi, un po’ come dire “la tanica dei crucchi”).

L’esercito Alleato infatti riconobbe la totale superiorità di questa invenzione dei tedeschi e ne studiò accuratamente il design finendo per riprodurlo in modo identico. La Jerrycan infatti è passata alla storia come uno dei più celebri casi di ingegneria inversa (o reverse engineering). Questo termine si riferisce al processo con cui, a partire da un’opera già esistente, si procede all’inverso fino a comprenderne la struttura ed il funzionamento.

Perché fu un evento importante? Beh perché in guerra la gestione efficiente delle risorse ha un ruolo assolutamente fondamentale. Sembra incredibile che l’esercito alleato facesse affidamento su prodotti inefficienti, scomodi e che causavano addirittura incendi! Eppure fu così.

La questione è che oggi abbiamo ben chiaro come debba essere costruita una tanica efficiente. Ora che la conosciamo ci sembra impossibile che possa essere diversa da così.

Il problema è che ci siamo dimenticati quanto sia stato difficile arrivare ad un prodotto così perfetto.

Non ci rendiamo conto di come fosse quando ancora non conoscevamo quell’idea.

Questo nostro limite vale per tutti i progressi che compiamo e per tutto ciò che impariamo. Questo bias cognitivo è stato definito dagli studiosi Curse of knowledge ovvero “maledizione della conoscenza”.

Proprio come una specie di maledizione, non appena impariamo qualcosa diventiamo incapaci di ricordarci come fosse la sensazione di ignorare quell’idea. Diventiamo persino un po’ presuntuosi.

Una bella soluzione sembra assolutamente scontata una volta che la conosciamo e ci siamo abituati ad essa, quasi la scambiamo per semplice buon senso. Il fatto, però, è che arrivare ad avere una buona idea è difficilissimo. C’è una buona notizia però: le buone idee sono già tutte intorno a noi.

Oggi siamo nell’epoca più ricca d’informazioni e stimoli. Sono ovunque. Saper decodificare le idee intorno a noi diventa importantissimo, quasi più che inventarne di nuove.

Se ti occupi di comunicazione gli spunti per migliorarti sono ovunque: divertiti a trovarli! Come una specie di Sherlock Holmes scova gli indizi e vai a ritroso:
Quella pubblicità che ha attirato la mia attenzione, come ci è riuscita?
Quel discorso mi ha affascinato, che corde ha toccato?
Quel film che è diventato un cult, perché piace così tanto?
Quel libro che ho divorato tutto d’un fiato, come ha fatto a stregarmi?

Imparare ad andare all’indietro, sembra strano, ma è un ottimo modo per andare più avanti. Gli Alleati lo avevano intuito.

Writers acquire their technique by spotting, savoring, and reverse-engineering examples of good prose. ~ Steven Pinker


 

Cose che puoi guardarti

Made to stick: un bel reverse engineering delle idee che hanno resistito per millenni (è uno dei libri di comunicazione migliori in giro, fidati)
Qui la versione in italiano: Idee forti

La storia del Jerrycan su Wikipedia

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