Da un paio d’anni ho scoperto il piacere di ascoltare podcast o audiolibri nel tragitto casa ufficio.

Da poco ho anche acquistato Alexa. La sera mi piace sentire le notizie della giornata. Lo preferisco al telegiornale. C’è qualcosa nel sentire solo la voce che mi affascina.

Sono in buona compagnia, però. Tutto ciò che è “solo voce” come audiolibri, podcast o smart assistant sta avendo un successo incredibile. Questa cosa mi ha fatto riflettere.

Gli esponenti del futurismo si sarebbero incacchiati non poco accusandoci di passatismo: ma come è possibile che nell’epoca dei droni 4k, degli schermi curvi, dei display pazzeschi, del dettaglio massimo e dell’avanzamento tecnologico in ogni dove si ritorni indietro, ma che siete scemi?

È che dopo un po’ mi viene mal di testa con tutta sta roba oh, avrei risposto. Seriamente. La questione è tutta qui.

Siamo bombardati tutto il tempo. Chiudi gli occhi e pensa a quanta roba ti passa davanti in una giornata: banner, video, immagini, pubblicità, notizie acchiappaclick, pop-up, notifiche da 700 app contemporaneamenteemobbastachehomalditesta.

Ogni tanto ti viene voglia di alleggerire il carico, di prestare attenzione ad un senso alla volta. Di lasciare uno spazio in cui respirare.

Si dice spesso, infatti, che siamo nell’economia dell’attenzione. Le aziende offrono informazioni in cambio di una preziosissima moneta: l’attenzione degli utenti. E, cari miei, è una lotta all’ultimo sangue di cui dobbiamo diventare consapevoli.

Siamo i primi esseri umani a vivere una rivoluzione così intensa. Le altre grandi rivoluzioni, oltre ad essere state molto più lente, non sono entrate così a fondo dentro la nostra testa. Dentro al nostro sistema operativo.

Il cervello, poverino, riceve tutta questa miriade di segnali, poi decide quali di esse elaborare a livello conscio. Il problema è che questo è un lavoro massacrante.

Il premio Nobel Daniel Kanheman – che citerò spesso in questo blog – nel suo bellissimo Pensiero lenti e veloci si riferisce ai “pensieri veloci” per definire queste piccole decisioni che prendiamo di continuo (guardo o no quel video? apro o no quell’articolo? prendo o no lo smartphone per leggere quella notifica?). Ognuno di questi pensieri, anche se inconscio e veloce, rosicchia la sua dose di energie mentali.

Il fatto è che le energie mentali – attenzione perché è un punto fondamentale – sono limitate nell’arco di una giornata, e quando si riducono compromettono l’efficienza del sistema. Come la batteria del tuo smartphone. Hai presente quando scendi sotto il 10% di carica e devi attivare il risparmio energetico per ridurre le performance? Ecco, uguale.

Siamo stanchi del troppo e troviamo piacere nel meno. Cioè tutto ciò che ci fa risparmiare batterie mentali.

Ho iniziato a capirci qualcosa di più sulla questione quando ho scoperto il movimento minimalista. A riguardo, su Netflix c’è un bel documentario che si chiama appunto “Minimalism”.

In sintesi, questi due ragazzi diffondono questo movimento mostrando come sia possibile vivere con un numero limitato di oggetti. Occhio però, non è un vivere accontentandosi, è proprio un vivere meglio. Meno oggetti, meno pensieri, meno preoccupazioni e più energie da dedicare a ciò che davvero ti arricchisce.

Incredibile, nell’epoca dell’abbondanza va di moda un movimento che suggerisce di avere meno cose.

Ora, io non sono nessuno per propinarti filosofie di vita. Ciò che posso fare è stuzzicarti con qualche idea e spunto che ha funzionato per me.

Mi sento di dividere il discorso in due categorie, visto che appartengo ad entrambe: il produttore ed il consumatore di contenuti.

Se produci contenuti, prima di premere “invia” prova a rileggere e divertiti a togliere. Anche le piccole cose: quell’inciso di troppo, quella ripetizione, quell’avverbio troppo lungo. Fai un favore a chi c’è dall’altra parte.

Pensa di parlare al tuo migliore amico, gli faresti perdere del tempo? Non credo. Anche a costo di perdere un po’ di precisione, non importa. Anzi meglio. Gli spazi potrà riempirli lui, facendoli suoi.

Ti dico un trucco per comunicare

Trattare il mondo intero come un bambino distratto

Daniele Silvestri, Argento Vivo

Se consumi contenuti – e chi non lo fa?- fatti un favore e prova a dare un po’ di pace al tuo povero cervello. Riduci gli stimoli a cui sei sottoposto ogni giorno. 

Fai pulizia. 

Regala quei vestiti che non usi mai, ma ogni mattina ritrovi nell’armadio, lì che ti guardano tristi perché non li scegli mai. 

Cancellati da tutte le newsletter che non siano strettamente necessarie, togli quelle app mai usate, rimuovi quei segnalibri presenti sul tuo browser dal 1998, disabilita le notifiche (incredibile ma vero se disabiliti quelle di Whatsapp non esploderà il mondo, ma riscoprirai il piacere di una bella telefonata per parlare qualcosa di importante).  

Marie Kondo, l’autrice del bestseller Il magico potere del riordino. Il metodo giapponese che trasforma i vostri spazi e la vostra vita suggerisce di tenere solo le cose che ti danno felicità, che ti fanno star meglio solo a guardare. Via tutto il resto. 

Nel regno della tua attenzione devi essere TU l’imperatore. Anche un po’ despota, sì. Perché se non prendi in mano i tuoi spazi e decidi cosa vuoi metterci dentro, lo faranno gli altri per te. 

Il vuoto in faccia a un muro, lasciato da una libreria venduta, è il più profondo che conosco.

Erri De Luca

 


 

Cose che puoi guardarti

Il libro di Kahneman Pensieri lenti e veloci

Il libro Il magico potere del riordino. Il metodo giapponese che trasforma i vostri spazi e la vostra vita

Il sito di Audible: puoi anche provarlo gratis per 30 giorni

Il documentario Minimalism: A documentary about the important things

 

 

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