Recentemente mi sono imbattuto nel discorso che la scrittrice J.K. Rowling ha tenuto ad Harvard nel 2008. Ho trovato questo speech costruito in modo magistrale. La Rowling esordisce con un simpatico uso della captatio benevolentiae (l’arte di conquistare la benevolenza del pubblico):

La prima cosa che mi piacerebbe dire è “grazie”: non solo Harvard mi ha dato questo straordinario onore, ma le settimane di paura e nausea che ho avuto al solo pensiero di aprire questa cerimonia mi ha fatto perdere peso. Una doppia vittoria!

Inoltre, fa dei riferimenti tutt’altro che banali sul tema della memorabilità di un discorso (ne ho parlato da poco qui sul blog e ti riporto il link a fine articolo) :

Fare un discorso per la consegna delle lauree è una grande responsabilità; o così pensavo fino a quando non sono tornata indietro con la mente alla mia laurea. A pronunciare il discorso quel giorno c’era l’illustre filosofa inglese Baronessa Mary Warnock. Riflettere sul suo discorso mi ha aiutato enormemente a scrivere questo, perché si è scoperto che non riesco a ricordare una singola parola di quello che disse. Questa scoperta liberatoria mi ha permesso di andare avanti senza alcuna paura di influenzarvi inavvertitamente ad abbandonare le promettenti carriere nel mondo degli affari, della legge o della politica per il frivolo piacere di diventare un mago omosessuale.

Ok, che la Rowling sappia comunicare non è una grande novità. Ciò che mi ha stupito particolarmente però è un’interessante punto di vista che introduce nella seconda parte del suo discorso, parlando dell’importanza cruciale dell’immaginazionePotrebbe sembrarti piuttosto scontato, dato che parliamo della scrittrice fantasy per antonomasia. Ma il punto di vista che offre è davvero profondo. 

Ai neolaureati di Harvard racconta come una delle sue prime esperienze lavorative le abbia cambiato letteralmente la vita. Infatti, per pagare l’affitto svolgeva un lavoro d’ufficio presso il dipartimento di ricerca africano di Amnesty International a Londra.

In quell’esperienza ebbe modo di venire a contatto con mondi ed esperienze lontane, quasi appartenenti a dimensioni diverse. Ciò ha avuto un ruolo cruciale nel suo percorso di formazione di persona e di scrittrice.

Una delle più grandi esperienze formative della mia vita precede Harry Potter, anche se questa sia presente in molto di ciò che scrissi successivamente nei libri. Questa rivelazione arrivò sotto forma di uno dei miei primi lavori. Sebbene scappavo per scrivere storie durante le pause pranzo, pagai l’affitto quando ero ventenne lavorando al dipartimento di ricerca africano della sede centrale di Amnesty International a Londra.

Lì nel mio piccolo ufficio lessi lettere portate all’ esterno dei regimi totalitari illegalmente scritte da uomini e donne che rischiavano di essere imprigionati per aver informato al mondo esterno cosa stava loro succedendo. Ho visto fotografie di quelli che erano scomparsi senza lasciare tracce, inviate all’Amnesty dai loro amici e familiari disperati. Lessi testimonianze di vittime torturate, e delle ingiustizie che subivano. Ho aperto resoconti scritti a mano di processi sommari di esecuzioni, rapimenti e stupri.

Molti dei miei collaboratori erano ex prigionieri politici, persone che erano state prelevate dalle loro case, o erano scappate in esilio, perché avevano paura di parlare contro il loro governo. I visitatori del nostro ufficio comprendevano coloro che venivano per darci informazioni, o cercare di scoprire cosa era successo a chi avevano lasciato indietro.

Non dimenticherò mai un prigioniero africano torturato, un uomo giovane quasi quanto me all’epoca, che divenne mentalmente instabile dopo tutto ciò che aveva subito nella sua patria. Tremava in modo incontrollabile mentre parlava alla videocamera delle brutalità che gli erano state inflitte. Era più alto di me, e sembrava fragile come un bambino. Dopo mi fu affidato l’incarico di scortarlo di nuovo nella stazione della metropolitana, e quest’uomo, la cui vita era stata distrutta dalla crudeltà mi prese la mano con squisita cortesia e mi augurò un futuro felice.

E fin quando vivrò ricorderò come camminai in quel lungo corridoio e sentii all’improvviso, da una porta chiusa, un urlo di dolore e orrore che non avevo mai sentito prima. La porta si aprii e la ricercatrice mise fuori la testa e mi disse di correre e preparare una bevanda calda per il giovane uomo sedutole accanto. Gli aveva appena dovuto dare la notizia che la madre era stata presa e uccisa per il suo chiaro comportamento contro il regime.

Ogni giorno della mia settimana lavorativa, mi è stato ricordato quanto fossi fortunata a vivere in un paese con un governo democraticamente eletto, dove un rappresentante legale e un pubblico processo erano i diritti di tutti.

Ogni giorno, vedevo più prove sui mali che l’umanità avrebbe inflitto agli uomini più deboli, per mantenere o guadagnare potere. Iniziai ad avere incubi, veri incubi, su cose che vedevo, sentivo o leggevo.

E imparai anche di più sulla bontà dell’uomo all’ Amnesty International di quanto avessi mai saputo.

L’Amnesty mobilita migliaia di persone che non erano mai state imprigionate o torturate per ciò in cui credevano ad agire a favore di quelle che lo sono state. Il potere dell’empatia umana, che porta a azioni collettive, salva vite e libera prigionieri. Persone comuni, i cui benessere e sicurezza sono assicurati, si uniscono in gran numero per salvare persone che non conoscono e non incontreranno mai. La mia piccola partecipazione a quel processo è stata una delle esperienze che più mi hanno reso umili e ispirato.

Diversamente da ogni altra creatura sulla terra, gli uomini possono imparare e capire, senza avere avuto esperienza diretta.  Possono immaginare se stessi al posto di altri.

Di certo questo è un potere, come la magia del mio romanzo che è moralmente neutrale. Qualcuno può usare questa abilità per manipolare altre persone o controllarle, come anche per capire o condividere.

L’immaginazione è la capacità di immedesimarsi nell’altro, di creare empatia, di stabilire connessioni vere fra esseri umani. Grazie all’immaginazione possiamo disegnare altri mondi, migliorare noi stessi, il nostro futuro e di quello di chi ci circonda.

Siamo nell’era della tecnologia ed è giusto passare molto tempo a capirla e manovrarla. Tutto questo è però inutile se non riusciamo a ridare importanza a ciò che è umano.

Non riesco ad evitare di pensare ad una correlazione fra l’allontanamento dai libri e quello fra le persone. Siamo pervasi di tecnologia ma la usiamo a testa bassa. L’adoperiamo più per distruggere che per creare. Ci stiamo dimenticando che è nata per esprimere le nostre massime capacità di uomini.

Ultimamente persino nelle aziende si è compreso il ruolo fondamentale dell’empatia. Si investe sempre di più nel customer service, dove la capacità di essere empatici ed immaginare le difficoltà e le frustrazioni di chi c’è dall’altra parte è importantissimo. Il successo di Amazon deriva in gran parte da questo. L’empatia è diventata una skill di grande valore sul mercato (e che in futuro sarà sempre più importante).

La tecnologia è un fiume in piena: per evitare che ci travolga dobbiamo farci scorrere dentro la nostra umanità, e niente è più umano dell’immaginazione.

L’immaginazione non è un lusso.


 

Cose che puoi guardarti

Il mio articolo sul tema della memorabilità

Non hai mai letto Harry Potter?! Male, corri su Amazon! (Però confesso di aver rimediato tardi anche io)

Lo speech della Rowling in formato video e testo 

Ricevi la newsletter!

Iscriviti subito per non perdere i prossimi articoli

Ho letto l'informativa Privacy

Zero spam, garantito

Condividilo sui social!