Ciao,
mettiti comodo. Ti mostro un video molto particolare. 
Eccolo:
Cosa ti evoca?
Inquietudine?
 
 
Aspetta, intravedo qualche punto interrogativo sopra la tua testa:
Che fine farà il lavoro di giornalista?
Ogni lavoro verrà automatizzato? 
I robot ci fregheranno il lavoro?
Forse anche anche il mio?
 
Mettiamo da parte un attimo tutto questo. Ti racconto una cosa. 
 
L’altro giorno ero ad una mostra, in uno dei vari schermi c’era in rotazione uno spot degli anni 60. La voce fuori campo diceva:
“Siamo sempre di fretta, pieni d’impegni, una vita frenetica…”. 
 
Uno spot degli anni 60 eh…
 
 
Quindi, siamo occupatissimi da sempre.
 
 
A me è venuto un dubbio. Ma non è che forse in fondo un po’ ci piace esserlo? Non è che forse forse è anche un po’ comodo? 
Correre di qua e di là scivolando sulla superficie delle cose, evitando la valanga di impegni che ci siamo lanciati addosso. Come in una specie di space invaders.
 

Senza sosta. Senza pausa. Senza riflessione. 

Senza il bisogno di creare qualcosa d’altro, perché tanto non ne abbiamo il tempo.
 
 
Senza immaginazione. 
 
 
Torniamo un attimo al video del giornalista-robot. 
 
Hai notato anche tu il modo svogliato con cui parla? Ha uno sguardo spento. Ripete il compitino come uno studente che punta al 6 stiracchiato all’interrogazione. 
 
Grazie al cacchio è un robot, dirai.
Hai ragione, ti rispondo.
Ma facciamo finta che quel giornalista sia un umano. E facciamo finta che quell’umano sia tu. Ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette in onda. A ripetere le stesse notizie. Avresti quella faccia lì pure tu forse, no? 
 
 
Eccoci arrivati. È proprio questo il punto su cui volevo portarti. Quel “robot” sta svolgendo quel compitino palloso al posto nostro. Stiamo dando da fare a qualcuno ciò che ci siamo stancati di fare.
Ma per fare cosa? Ci arriveremo dopo.
 
 
Facciamo un piccolo salto nel tempo. Direzione QUARANTAMILA ANNI FA.
 
Un esemplare della specie Sapiens decide di creare questa cosa qui. 
 
 
primo artefatto della storia. Uomo leone
 
 
 
Quello che vedi è incredibile. Si tratta del più antico artefatto mai rinvenuto. È stato battezzato uomo-leone (o lionman). Un essere con il corpo da uomo e la testa da leone. 
 
Pensaci bene, perché è incredibile davvero. Siamo q-u-a-r-a-n-t-a-m-i-l-a anni fa. Niente smartphone, niente tv, niente di niente. La natura e basta.
 
Quel Sapiens la natura la osserva e, in preda a chissà che cosa, si diverte ad avere delle allucinazioni mentali, dei sogni lucidi. Mischia un uomo ed un leone.
 
Un uomo-leone. Pensa che roba.
 
Il Sapiens capisce che una fantasia del genere sarebbe bello poterla creare, vedere, toccare. E la scolpisce.
 
Ma c’è una cosa ancora più incredibile. Gli studiosi stimano che quel gruppo sociale si fosse organizzato proprio per permettere a quell’uomo di dedicarsi alla sua creazione. Tutti a suo sostegno, in modo che lui potesse dare forma a quella cosa nuova, straordinaria.
 
Siamo animali speciali noi Sapiens. Immaginiamo, rielaboriamo e creiamo. Ci organizziamo per poterci elevare a tanto.
Con quel giornalista robot stiamo facendo esattamente la stessa cosa. 
 
Ci stiamo organizzando per creare qualcosa d’altro, lasciando a lui le incombenze.
 
Nella tua vita, nel tuo lavoro, ogni tanto prova a fermarti. Immagina, rielabora, mischia le idee. Elevati sopra le incombenze. Allenati a farlo. Diventa bravo. Allora nessun robot potrà mai sostituirti.
 
Altrimenti, il problema, mi spiace dirtelo, non sono i robot. 

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