Quando ho poco tempo a disposizione ma devo fare una cosa a cui tengo mi piace pensare a questo aneddoto: si dice che Il Papa, estasiato dalla visione del David, chiese a Michelangelo quale fosse il segreto del suo genio ed egli rispose “Semplice, ho tolto tutto quello che non era il David”.

Ai tempi della scuola se al suono della campanella consegnavi un tema di molte pagine intrise di paroloni ti sentivi intelligente e soddisfatto. A posto con te stesso. 

L’idea di presentare qualcosa di semplice, anche da adulti, ci spaventa mortalmente. Questo perché si tende a confondere superficialità e semplicità pensando che siano la stessa cosa. 

In realtà sono proprio l’opposto.

La semplificazione è la sapiente capacità di andare a fondo del significato e di permettere a chi ne usufruisce l’opera di fare lo stesso.

Quando vai a fondo trovi il vero tesoro. Per questo motivo mi piace molto andare a scovare l’etimologia delle parole. Proprio quella della parola semplificare è molto interessante.

Deriva dal latino simplĭce composto di sem ‘una volta’ e plicāre ‘piegare’. Una cosa semplice si potrebbe dire che sia piegata una sola volta.

Piegato una sola volta. Non più facile, non superficiale, non raffazzonato, non breve, non rapido. Piegato una sola volta. Il significato c’è, è protetto con delicatezza.

L’artista – che esso sia chi scrive, parla, scolpisce, gira un video ecc. – ha protetto il prezioso significato richiudendo la sua opera con un solo gesto mentale. Così facendo lo ha reso accessibile attraverso quello stesso movimento. Come una lettera. Chi la scrive poi piega il foglio e lo mette nella busta. Chi vorrà leggerlo dovrà sfilare la lettera e riaprirla.

Una sola piega. Non dieci. Non venti. Perché piegarla venti volte? Beh il motivo c’è. Siamo circondati da lettere piegate venti volte.

Si tratta dei discorsi vuoti e intrisi di retorica di chi ha bisogno di mettere fumo negli occhi per coprire una sostanza che non c’è. 

La semplicità infatti è l’atto coraggioso di non nascondere la sostanza. Alda Merini diceva “La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri”.

Ma non è solo questo. La semplicità è anche e soprattutto esperienza e sapienza. È la sensibilità acquisita nel tempo di cogliere il senso ultimo e puro delle cose. Intravederlo e cercare di raggiungerlo per sottrazione. Togliere, togliere, togliere. Come un artista con uno scalpello che distrugge tutto ciò che non è l’opera che immagina.

Leonardo Da Vinci diceva che la semplicità è la massima sofisticazione. Einstein che una cosa non l’hai capita se non riesci a spiegarla a tua nonna.  

La semplificazione è arte.

Un bellissimo esempio di semplicità è in una delle scene più sensazionali che io abbia visto in una serie TV.

In una puntata di Mad Men il geniale pubblicitario Don Draper deve convincere Kodak di essere l’agenzia giusta per lanciare sul mercato il loro nuovo proiettore chiamato La ruota. Gli viene spiegato che il nome deriva dalla sua particolare forma e che avrebbe la particolarità di non incepparsi mai. Don, non troppo entusiasta di fronte a queste caratteristiche esclama in tono sarcastico “Kodak ha reinventato la ruota”. Non sarà un compito facile, pensa.

Ma Don stupisce tutti anche questa volta.

Ci troviamo alla riunione decisiva. Don deve convincerli di essere l’agenzia giusta. Sono tutti attorno ad un tavolo ma Don sta in piedi pronto ad iniziare la sua dimostrazione.

Uno degli uomini di Kodak incalza: “Allora avete avuto qualche idea sul lancio? Sappiamo che non è facile perché non viene vista come una tecnologia emozionante”

Don non si fa sorprendere:

“La tecnologia è un richiamo scintillante. Ma a volte il pubblico può essere coinvolto ad un livello che va al di là di un lampo e che crea un legame sentimentale. Pensate alla nostalgia. Delicata, potente” dice mentre fa spegnere la luce.

Si sentono i rumori meccanici del proiettore che si mette in funzione. La stanza buia si illumina grazie alla prima fotografia proiettata sullo schermo. La foto ritrae i suoi due figli

Don con voce profonda e coinvolta prosegue.

“In greco nostalgia significa dolore che deriva da una vecchia ferita. è uno struggimento del cuore gran lunga più potente del ricordo.”

Don cambia espressione. Si emoziona. La situazione familiare per lui non è delle migliori. Anzi, sta proprio andando a rotoli. Il rapporto con la moglie ed i figli è sempre più complicato. Di quella nostalgia è proprio Don in primis ad averne bisogno, quasi come un anestetico. Sente la mancanza di sua moglie e dei figli.

Don con voce commossa commenta le foto che scorrono.

“Questo aggeggio non è una nave spaziale, è una macchina del tempo. Va avanti e indietro. Ci porta dove vogliamo tornare. Non si chiama ruota, si chiama giostra. Ci fa viaggiare nel modo in cui viaggia un bambino. Gira e rigira e ritorna a casa, che è il posto dove sai di essere amato.”

Il proiettore mostra un ultima foto: sono Don e sua moglie in un momento felice. Si baciano. Il proiettore si spegne. La luce si riaccende. Uno dei presenti sopraffatto dall’emozione corre via. Persino i clienti di Kodak sono ammutoliti.

La Kodak non può far altro che cancellare ogni appuntamento con agenzie concorrenti.

Giuro di aver avuto i brividi quando ho visto questa scena. E a giudicare dai commenti che ho letto su Youtube (il link al video lo trovi alla fine) non sono il solo. E per essere un finto spot pubblicitario in una serie tv – ciò che di più artefatto ci sia – non è poco.

Cosa ha fatto Don? Ha eliminato tutte le sovrastrutture. A forma di ruota? Non si inceppa mai? Tecnologia avanzata? Chi se ne frega. È andato a prendersi il senso ultimo. Perché le persone amano le fotografie? Per tornare viaggiare nel tempo e riprovare quelle emozioni.

Quando devi comunicare qualcosa, anche di importante, ma hai poco tempo e risorse fai come Don e vai dritto all’emozione. Fai come Michelangelo, togli tutto ciò che non è. Crea la tua opera e poi proteggila sotto un velo, pronta ad essere mostrata nella sua pura e sincera semplicità.

Scoprirai che a volte avere poche risorse è una grande benedizione. 


 

Cose che puoi guardarti

Il video di Don Draper che presenta La ruota di Kodak

Un bellissimo libro sul tema della retorica (quella utile) La retorica è viva e gode di ottima salute

Il libro must-have Antifragile che mi ha ispirato l’esempio di Michelangelo e il David 

 

 

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