In un’antica leggenda giapponese si narra di un samurai bellicoso che un giorno sfidò un maestro Zen chiedendogli di spiegare i concetti di paradiso e inferno. Il monaco, però, replicò con disprezzo: «Non sei che un rozzo villano; non posso perdere il mio tempo con gente come te!».
Sentendosi attaccato nel suo stesso onore, il samurai si infuriò e sguainata la spada gridò: «Potrei ucciderti per la tua impertinenza».
«Ecco» replicò con calma il monaco «questo è l’inferno.» Riconoscendo che il maestro diceva la verità sulla collera che lo aveva invaso, il samurai, colpito, si calmò, ringuainò la spada e si inchinò, ringraziando il monaco per la lezione.
«Ecco» disse allora il maestro Zen «questo è il paradiso.»

 

Questa storiella, riportata da Daniel Goleman in Intelligenza emotiva, racconta dell’eterno conflitto fra sentimento e ragione.
 
Filosofi, poeti, cantanti e artisti di ogni disciplina versano da sempre fiumi di parole su questo dilemma.
 
Nonostante gli smartphone, l’intelligenza artificiale, la realtà virtuale e tutta la potenza di calcolo che abbiamo fra le dita siamo ancora incredibilmente intrappolati in quell’inferno, soggiogati dalle nostre emozioni.
Pensa a quante cose potresti fare nella tua vita se la paura non ti tenesse sotto sequestro. Infinite, vero? 
 
Beh non essere così duro con loro, perché è grazie alle tue emozioni più forti che sei qui. Quando i nostri antenati vivevano nella natura facevano grandissimo affidamento su di esse. 
 
La paura alla vista di un leone serviva a ricordare il pericolo di morte. L’odore incredibilmente nauseante di quel cibo ci aiutava a ricordare il fatto che potesse essere tossico. Quella sensazione di piacere donata da quel cibo delizioso serviva ad averne voglia di mangiarne il più possibile e assimilarne calorie.
 
Il nostro cervello quindi si è perfezionato per registrare ciò che è associato ad una forte carica emotiva. Un po’ come disegnare sulla carta. Immagina di prendere un foglio e una matita e disegnare un cerchio. Se calchi poco la mano creerai un disegno dal tratto leggero, poco visibile. Se invece premi con grande intensità crederai un segno molto netto, scuro e spesso.
 
Il cervello funziona più o meno così, registra dei tatuaggi mentali che rimarranno impressi se nel momento in cui sono stati registrati era presente una grande emozione. È proprio il motivo per cui ci ti ricordi facilmente il luogo del primo appuntamento o dove ti trovati l’11 Settembre 2001.
 
Si tratta di un meccanismo perfetto, che ci ha salvato la vita chissà quante volte. E continua a farlo. 
 
Certo, oggi non dobbiamo più affrontare tigri, leoni o cibarci di piante strane. Quella che affrontiamo ora è la savana spietata del sovraccarico informativo.
 
Se il nostro cervello registrasse tutti i miliardi d’ informazioni a cui veniamo sottoposti diventeremmo pazzi. Perciò diamo attenzione solo a ciò che è associato ad una forte emozione. 
 
Chi comunica alle masse lo sa benissimo. Donald Trump, nella sua attività d’imprenditore era famoso per le sue iperboli: “Sarà un successo strepitoso“, “Raggiungeremo risultati incredibili!”.
 
Chi scrive articoli per il web sa che usare le cosiddette power words aumenta drasticamente il tasso di click: “Una star di Hollywood ha rilasciato una dichiarazione shock“, “Questo segreto che ti nascondono da anni ti sconvolgerà“, “Questo video ti lascerà assolutamente senza parole”.
 
E quindi Cristian? Mi stai dicendo che per ottenere attenzione dobbiamo diventare degli strilloni?? Dobbiamo gonfiare i concetti come delle mongolfiere???
 
Non esattamente.
 
Rimanendo sul tema dell’evoluzione, c’è un’altra cosa durata milioni di anni, proprio come il nostro cervello. Si tratta della narrazione.
 
Le storie mettono in armonia mente e cuore facendole danzare al ritmo della stessa musica.
 
Funzionano perché fanno sentire sulla pelle delle persone le emozioni in gioco in situazioni di cui potrebbero essere protagoniste.
 
Ascoltare una storia significa imparare una lezione senza rischiare la propria pelle. Un po’ come quando te ne stai vicino alla finestra ad ascoltare il rumore della pioggia standotene però al riparo nel tepore di casa tua.
 
Creare delle storie non è solo per i romanzieri. Tutti possiamo farlo. Il prototipo più semplice di storia lo conosci già e lo usi tutti i giorni: si tratta degli esempi. Magari hai superato una difficoltà e sei riuscito ad emergere dal tuo piccolo inferno personale.
Ogni qualvolta desideri trasmettere un messaggio a cui tieni, chiudi gli occhi e sforzati di trovare un esempio concreto, qualcosa che ti sia successo in prima persona e che ha impresso quel concetto nella tua mente. 
Immergiti pienamente nell’emozione che provi. Più sarai in grado di evocare l’intensità con cui l’hai vissuta e più diventerà vera, concreta, reale e incisiva. In questo modo sarai capace di superare la soglia d’attenzione senza dover strillare, lasciando un segno indelebile nella testa di chi ti ascolta. Proprio come un tatuaggio mentale.
 

 Cose che puoi guardarti

Il superconsigliato libro Intelligenza emotiva di Daniel Goleman. Ti aiuta a capire come funziona il tuo cervello.

Sapiens, da animali a dei. Un altro bellissimo libro per capirne di più su come si è evoluta la nostra mente e la nostra civiltà

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